DICONO DI NOI

Una Palermo bio: in via Portello piccoli orti da coltivare

Braccia rubate all’agricoltura? Non più: adesso chiunque voglia potrà dedicarsi alla coltivazione, grazie ad un’associazione attiva dal 2011 che ha stimolato l’arcano istinto agricoltore dell’uomo: “Gli orti delle fate”.

Da un terreno sito in via Portello è stato creato un orto in cui ogni socio può coltivare un piccolo appezzamento di 50 o 100 metri quadrati. L’ideatore e fondatore, Fausto Terranova, ha pensato di far rivivere giardini incolti, dando l’opportunità di coltivare ortaggi e verdure a chi vuole esser certo di ciò che si porta in tavola.

Oggi l’associazione conta 130 iscritti attivi ed ha due siti con altrettanti orti. L’altra location è nell’immenso agrumeto di Villa Spina, un terreno che si estende da piazza Niscemi fino a Pallavicino…

FONTE: balarm.it

Vendite e scambi nel segno del bio così si arrotonda con l'orto urbano.

È un’economia dai piccoli numeri, che parte dal basso, disobbedisce alle regole della grande produzione, ma è economia. Mossa da un manipolo di coltivatori “fai da te” che non si arrendono alle prime difficoltà, sempre desiderosi di accrescere il proprio sapere, le proprie conoscenze.

Anche perché è dura coltivare un pezzetto di terra se la terra non si è mai praticata. Ma tre anni dopo il lancio dei primi orti condivisi è tempo di fare bilanci. E magari di tentare di arrotondare gli introiti vendendo i prodotti della propria terra. Il Codifas, Consorzio difesa agricoltura siciliana, ha attivato ben due campi in città, uno a nord, dietro il velodromo, l’altro a sud, quasi al confine con Villabate…

FONTE: repubblica.it

L’anima verde di Palermo

Quando ero piccola e andavo a trovare mio nonno in campagna, mi prendeva per mano e mi portava a raccogliere le fragole. Le puliva, là stesso, alla bell’e meglio (senza troppe fisime, e non sono morta), e io le mangiavo. Credo di non aver mai più assaggiato fragole così buone. Non so se è la suggestione del ricordo o il fatto che fossero coltivate senza aggiungere nulla che non fosse naturale, ma erano le più buone.

Quel sapore è un ricordo che mi è rimasto, io che della mia infanzia ho conservato pochi particolari, come se la mia memoria fosse quella di un pc resettato per fare posto ad altre informazioni. E quel ricordo quasi unico mi è tornato in mente poche settimane fa, ho quasi risentito il sapore di quelle fragole. Perché nella Palermo della munnizza e dei parcheggi in doppia fila, dell’ignavia e del minnifuttu, c’è anche chi sceglie di togliere la cravatta, di riporre il tailleur nell’armadio, indossare le galosce e andare a coltivare l’orto…

FONTE: dipalermo.it