DICONO DI NOI

Palermo, è boom di orti urbani: cittadini sempre più dediti al biologico

In quella colata di cemento senza soluzione di continuità che è divenuta Palermo, è tuttavia ancora possibile scorgere qualche porzione di verde. Basta osservare la città tramite google map per accorgersi quanto poche, e per questo preziose, siano le aeree verdi rimaste illibate.

Natura sottratta al sacco edilizio che, negli ultimi decenni, ha letteralmente cancellato quella splendida conca d’oro il cui nome deriva dalla moltitudine di agrumeti che la caratterizzavano. Oggi, fortunatamente, i più recenti piani regolatori non hanno previsto nuove colate di cemento. Anzi, ciò che si cerca di fare, spesso tramite la creazione di parchi, è valorizzare al massimo gli spazi verdi rimasti.

FONTE: palermolive.it

Villa Bordonaro, 300 nuovi soci degli "Orti delle Fate"

Attorno a villa Bordonaro ai Colli, in viale del Fante è cambiata completamente la geometria del paesaggio. Dai balconi dei vicini palazzi quella grande estensione di 4 ettari a ridosso della villa, a poche decine di metri dall’ospedale di villa Sofia, da tre anni non è più incolta ed è divisa in tanti quadrati. Ogni quadrato rappresenta un piccolo lotto preso in affitto da uno dei 300 nuovi soci dell’associazione culturale “Gli Orti delle Fate” che dopo l’esperienza di villa Spina si è cimentata in quest’altra avventura.

Vuoi coltivare la terra? Ecco che c’è la possibilità a due passi da casa. E pazienza se qualcuno dei nuovi coltivatori confessa candidamente che non sapeva come fosse fatto un “pico”, un piccone. La vita riserva sempre nuove sorprese, nuove esperienze. E allora giù sulla terra fra i “wattali”, i solchi di origine araba, tracciati sul terreno.

FONTE: repubblica.it

Una Palermo bio: in via Portello piccoli orti da coltivare

Braccia rubate all’agricoltura? Non più: adesso chiunque voglia potrà dedicarsi alla coltivazione, grazie ad un’associazione attiva dal 2011 che ha stimolato l’arcano istinto agricoltore dell’uomo: “Gli orti delle fate”.

Da un terreno sito in via Portello è stato creato un orto in cui ogni socio può coltivare un piccolo appezzamento di 50 o 100 metri quadrati. L’ideatore e fondatore, Fausto Terranova, ha pensato di far rivivere giardini incolti, dando l’opportunità di coltivare ortaggi e verdure a chi vuole esser certo di ciò che si porta in tavola.

Oggi l’associazione conta 130 iscritti attivi ed ha due siti con altrettanti orti. L’altra location è nell’immenso agrumeto di Villa Spina, un terreno che si estende da piazza Niscemi fino a Pallavicino…

FONTE: balarm.it

Vendite e scambi nel segno del bio così si arrotonda con l'orto urbano.

È un’economia dai piccoli numeri, che parte dal basso, disobbedisce alle regole della grande produzione, ma è economia. Mossa da un manipolo di coltivatori “fai da te” che non si arrendono alle prime difficoltà, sempre desiderosi di accrescere il proprio sapere, le proprie conoscenze.

Anche perché è dura coltivare un pezzetto di terra se la terra non si è mai praticata. Ma tre anni dopo il lancio dei primi orti condivisi è tempo di fare bilanci. E magari di tentare di arrotondare gli introiti vendendo i prodotti della propria terra. Il Codifas, Consorzio difesa agricoltura siciliana, ha attivato ben due campi in città, uno a nord, dietro il velodromo, l’altro a sud, quasi al confine con Villabate…

FONTE: repubblica.it

L’anima verde di Palermo

Quando ero piccola e andavo a trovare mio nonno in campagna, mi prendeva per mano e mi portava a raccogliere le fragole. Le puliva, là stesso, alla bell’e meglio (senza troppe fisime, e non sono morta), e io le mangiavo. Credo di non aver mai più assaggiato fragole così buone. Non so se è la suggestione del ricordo o il fatto che fossero coltivate senza aggiungere nulla che non fosse naturale, ma erano le più buone.

Quel sapore è un ricordo che mi è rimasto, io che della mia infanzia ho conservato pochi particolari, come se la mia memoria fosse quella di un pc resettato per fare posto ad altre informazioni. E quel ricordo quasi unico mi è tornato in mente poche settimane fa, ho quasi risentito il sapore di quelle fragole. Perché nella Palermo della munnizza e dei parcheggi in doppia fila, dell’ignavia e del minnifuttu, c’è anche chi sceglie di togliere la cravatta, di riporre il tailleur nell’armadio, indossare le galosce e andare a coltivare l’orto…

FONTE: dipalermo.it